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Apertura Cappella Vela: Eventuali
prenotazioni al n. 039 616158 |
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La Cappella Vela
Giovanni d’Adda affidò nel
1850 all’architetto Balzaretti e agli scultori
Vincenzo e Lorenzo Vela il compito di realizzare una cappella destinata a
custodire le spoglie e il ricordo della giovane moglie Maria lsimbardi, prematuramente scomparsa.
Balzaretti eseguì un lavoro di grande raffinatezza e sobrietà:
prendendo spunto dal battistero ottagonale quattrocentesco, di progettazione bramantesca, della chiesa di San Satiro in Milano. Balzaretti compì una puntuale
trasposizione del modello, senza che il corpo della cappella provocasse
modifiche nell’ordine simmetrico delle costruzioni che introducono al giardino
della villa.
All’interno, l’intero
complesso risponde a una concezione
organica e unitaria; il concetto ispiratore della cappella può essere identificato
con la rappresentazione del dolore, sul duplice piano affettivo (un intimo
raccoglimento nella
afflizione di chi prosegue a vivere) e religioso (la necessità di rivolgersi a un
mondo di valori superiori, onde trovare un senso al dolore stesso).
L’altare è il naturale fulcro
dell’edificio sacro; la pianta ottagonale, articolata in nicchie che si aprono
su ciascuno dei lati, dà vita ad uno spazio armonico di derivazione
rinascimentale e classica.
A spezzare questa struttura
astratta sono le decorazioni di Lorenzo Vela ed in particolare le opere di
Vincenzo Vela situate in due nicchie: la Madonna Addolorata, sull’altare,
e il capezzale di Maria lsimbardi.
Nelle due statue si può
trovare la compresenza delle motivazioni umane e religiose che ispirano
l’insieme dell’ambiente.
Maria Isimbardi,
ritratta sul letto di morte, al momento del trapasso, esprime la tragicità
della fine della vita, ma il volto privo di sofferenza e il crocefisso nella
mano avvalorano il principio di semplice transito nell’aldilà; l’Addolorata è una giovane donna, bella,
delicata e pienamente umana; nello sguardo rivolto al cielo e nella corona di
spine, esprime anch’ella una combinazione di fiducia e di dolore.
Il 23 maggio 1853 Giovanni
d’Adda scrive a Vincenzo Vela:
“Carissimo Amico, è arrivata la Madonna. Non ho
termini mio caro Vela per dirti quanto mi piace. Io te ne ringrazio vivamente e
ti assicuro che mai infine oggetto d’arte mi piacque più del monumento, e della
Madonna…
La cappella sarà finita fra 15 giorni ed è vero capo
d’opera nel
suo complesso, e questo grazie a te ed a tuo fratello che avete gareggiato in
abilità e cortesia nell’eseguire anche le più piccole mie volontà”.